FUGA DAL PERU’, IL COVID-19 NON HA CONFINI

Quest’oggi amici vorrei raccontarvi la storia di una mia cara amica Giorgia, inviata in Perù come coordinatrice di un gruppo turistico e rientrata in fretta e furia in Italia a causa dell’emergenza per Covid-19.

“Ero inviata da weroad come coordinatrice del viaggio Perú 360, quindi avevo anche la responsabilità di altre 12 persone oltre a me.

Sono partita il 29 febbraio per il Perù, all’inizio di questa avventura non c’era nessun tipo di pensiero o paura per il Coronavirus. Al mio arrivo in aeroporto l’unica cosa che mi è stata chiesta era se fossi stata in Cina negli ultimi 20 giorni.

Il viaggio con il mio gruppo weroad procede bene e ci teniamo aggiornati continuamente sullo sviluppo della situazione.

Nel nostro gruppo c’era anche un ragazzo carabiniere; lui riceveva molte informazioni utili riguardanti le disposizioni e ordinanze emanate dal governo italiano, di conseguenza ci teneva costantemente aggiornati.

Tutto fila liscio però a metà viaggio iniziamo a preoccuparci poiché in Italia si stavano creando le prime zone rosse con i primi focolai ed in poco tempo tutto il territorio italiano era diventato zona rossa.

In Perù si iniziava a parlare del Coronavirus, i telegiornali riportavano la notizia della diffusione del virus ma ancora non nessun caso era stato registrato, qualcosa in noi ci disse di tornare in patria il più presto possibile.

L’unico problema per noi era la dichiarazione della pandemia dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), infatti può suggerire leggi come la chiusura di tutti gli aeroporti e quindi costringerci a rimanere in Perù per “chissà quanto tempo”.

Il giorno 11 marzo prendiamo il volo interno da Cuzco a Lima per trascorrere gli ultimi giorni, dovevamo rientrare il 16.

Guardando il cellulare vedo che l’OMS aveva dichiarato la pandemia e decidiamo di anticipare il rientro il più presto possibile. Ci mettiamo in contatto sia con gli uffici della compagnia aerea e sia con l’ambasciata italiana dove ci rassicurano che i voli per l’Europa verranno effettuati.

Il nostro volo avrebbe dovuto essere Lima – Madrid; Madrid – Malpensa ma apprendiamo che i voli dalla Spagna all’Italia sono stati cancellati; cambiamo i biglietti e ci dividiamo in due gruppi tra chi sarebbe rientrato in Italia dalla Francia e chi dalla Svizzera.

Per trascorrere le ultime due notti decidiamo di soggiornare in degli appartamenti poco distanti dall’ aeroporto.

Decido di entrare in reception come capo gruppo ma non mi fanno entrare. Un uomo da dentro urla e mi dice che avremmo dovuto recarci presso un altro numero civico per poter fare il check in.

Ci rechiamo al civico: era un garage.

Qui entriamo, e lo staff della struttura ci mette tutti contro il muro e ci igienizzano.  Gli addetti ci dicono di non uscire per nessuno motivo dagli appartamenti e di chiamarli per qualsiasi richiesta, come ad esempio fare la spesa, e che avrebbero pensato loro a tutto. In quel quartiere non si poteva più uscire.

Noi però avevamo delle escursioni organizzare per il giorno dopo e l’unica soluzione per poter uscire da quella zona era di soggiornare in un altro quartiere distante da questo.

Il giorno dopo le nostre escursioni nel deserto vicino a Nazca e alle isole ballestas dove ci sono i leoni marini procedono bene senza intoppi.

Nel frattempo a Lima si registrano i primi 9 casi di Coronavirus, qui in meno di 24 h scatta il panico generale e l’assalto ai supermercati.

Arriva il 13 marzo giorno della partenza, l’aeroporto era affollato, c’era tanta gente che voleva tornare a casa.

Intanto scopriamo che il governo peruviano aveva emanato una nuova ordinanza di restrizione, tutti i voli da e per l’Europa e la Cina dal 16 marzo venivano sospesi.

Riusciamo a partire e ad arrivare a Madrid, qui ci dividiamo ed io mi dirigo in Svizzera a Zurigo per poi prendere il treno per arrivare in Italia.

In stazione a Zurigo vivo un’esperienza strana poco e piacevole, stavo mangiando con chi era rimasto del mio gruppo in un ristorate cinese ed il proprietario di nazionalità cinese inquieto inizia ad insultarci in quanto italiani.

Alla fine è vero il più pulito ha la lebbra. È una ruota che gira, prima gli italiani insultavano i cinesi per il virus, ed ora è viceversa.

La storia non finisce qui.

Circolava la voce che il treno non sarebbe giunto in Italia ma si sarebbe fermato a Chiasso, fortunatamente non è stato così. In ogni caso avevamo il piano B, ovvero continuare a piedi fino al confine ed entrare con un’ autodichiarazione.

Il treno arriva a Milano, qui mi controllano e mi fanno compilare l’autocertificazione.

Ora sono a casa in auto-quarantena per sicurezza essendo che ho viaggiato molto e fatto scali in diversi aeroporti prima di arrivare qui.

Gli ultimi giorni in Perù li abbiamo vissuti bene, con il sorriso e stando insieme, non potevamo piangerci addosso; però si sentiva nell’aria qualcosa che non andava, se parlavi in italiano le persone ti guardavano male.

Ho ricevuto molti messaggi, tra chi mi ha insultata e chi invece mi ha espresso solidarietà e mi ha fatto i complimenti per come io e il mio gruppo abbiamo vissuto e gestito questi ultimi giorni in Perù con positività e accuratezza.

Qui il link al sito di Giorgia per scoprire i luoghi che ha visitato e le sue avventure :

https://gioaroundtheworld.com/

www.socialveneto.com by Rafael S. Marchese

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